
Gaia De Megni è una delle voci più interessanti e stratificate della nuova scena artistica italiana. Nata a Santa Margherita Ligure nel 1993, vive e lavora tra Roma e Milano, affermandosi con una pratica che attraversa linguaggi diversi — cinema, teatro, performance e installazione — in una continua ricerca di nuove possibilità narrative. Il suo percorso formativo si sviluppa tra la NABA di Milano, dove si diploma in Arti Visive e Studi Curatoriali, e il Master MAP_PA a Roma, focalizzato sulle arti performative.


La sua arte si distingue per un approccio interdisciplinare e profondamente riflessivo, che si muove tra frammenti visivi, oggetti scenici, parole sospese e suoni evocati. De Megni utilizza il cinema non solo come linguaggio visivo ma come archivio narrativo, e il teatro non come luogo di rappresentazione ma come macchina critica, spazio di smontaggio e messa in discussione.
Nelle sue opere non ci sono protagonisti evidenti né messaggi univoci. Al contrario, emergono tracce, evocazioni, presenze-assenze che mettono in crisi l’idea stessa di racconto. I suoi lavori si situano spesso in quella che lei stessa definisce “zona grigia”: uno spazio in cui l’immagine perde la sua centralità per diventare stimolo mentale, suggestione. I sottotitoli in audiodescrizione, le immagini spezzate, le azioni sospese e i costumi senza tempo sono tutti strumenti per generare una narrazione alternativa, sfuggente e non lineare.
Nel 2024, la sua prima personale istituzionale, “Leitmotiv”, ospitata dalla Fondazione La Rocca di Pescara e curata da Francesca Guerisoli, ha segnato un momento cruciale della sua carriera. In mostra, sette nuove opere tra video, oggetti scenici e performance, che esplorano il rapporto tra biografia e narrazione collettiva. A emergere è una Liguria invernale, spoglia di turisti, popolata da aironi e gabbiani: animali simbolici che abitano una geografia fragile, lontana dalle immagini da cartolina.


Elemento ricorrente nel suo lavoro è il tema del militare e della divisa, affrontato con sguardo critico. De Megni utilizza abiti, medaglie vuote, fucili di vetro per indagare l’estetica del potere e il significato instabile dei simboli. La sua non è mai una denuncia diretta, ma una messa in crisi silenziosa e poetica dei dispositivi egemonici. Il corpo, spesso il suo stesso corpo, diventa veicolo di interrogazione identitaria, ruolo e rappresentazione.
La sua partecipazione alla Malta Biennale 2024, al progetto Afelio con Xing a Bologna, e ad altri eventi internazionali conferma l’attenzione crescente verso una ricerca che è insieme politica e poetica, intima e collettiva, sempre attenta alla forma ma mai sterile nella sua estetica.

Gaia De Megni non offre risposte, ma invita a disfare, rallentare, osservare. La sua arte è uno spazio aperto, in cui il pubblico è chiamato a costruire senso, attraversare immagini e fare i conti con ciò che resta fuori dalla scena. In un mondo saturo di significati precostituiti, il suo lavoro è un invito prezioso alla complessità.
Fonti: https://fondazionelarocca.it, Portfolio e CV dell’artista (da fonti pubbliche), https://maltabiennale.art , NABA , Flashart.it
