Nella vivace scena artistica milanese, tra spazi indipendenti e iniziative autoprodotte, spicca il nome di Rassu — fotografo, visual artist e narratore per immagini — e il collettivo No Ball Games, di cui è co-fondatore.
Chi è Rassu: un occhio nudo sulla città

Originario della Sardegna e trapiantato a Milano, Rassu approda al mondo della fotografia e della cultura urbana con un approccio istantaneo e autentico. Cresciuto nell’ambiente dei concerti, dei garage rap e dei micro-eventi underground, è diventato in breve tempo uno dei volti più interessanti della nuova generazione di fotografi urbani. Il suo linguaggio visivo mescola documentazione urbana, ritratti spontanei, collage digitali e interventi live, con un faro puntato sui temi del daily life, della marginalità e della comunità creativa metropolitana.
Nascita di No Ball Games: dal cartello alla comunità
Il progetto No Ball Games nasce da un’immagine semplice ma potentemente simbolica: un cartello “NO BALL GAMES” fotografato da Rassu in una periferia londinese. Quell’immagine diventa manifesto, e segna l’inizio di un ritorno radicale alla libertà creativa: perché se non posso giocare, allora provo a creare.


Nel 2024 il progetto si trasforma in un collettivo attivo a Milano, con una struttura volutamente orizzontale. Oltre a Rassu, ne fanno parte la writer Greta Scarselli e il musicista Lvnar, dando vita a un hub interdisciplinare che include fotografia, musica, graffiti, video, installazioni e performance.
Il format “70 Chiodi”: arte democratica e senza filtri
Il cuore operativo del collettivo è il format noto come “70 Chiodi”. In uno spazio come lo Spazio Verso, vengono piantati 70 chiodi su un muro bianco: chiunque, senza selezione curatoriali, può appendere la propria opera — siano disegni, fotografia, collage, poster, righe di testo o sticker.

La forza di “70 Chiodi” risiede nella sua semplicità radicale: un atto espositivo fortemente partecipativo, che ha visto la partecipazione di centinaia di creativi emergenti — urban artist, grafici, skater, poeti, fotografi. Un evento che ha superato ogni aspettativa in termini di affluenza, tanto da richiedere una piccola sospensione per motivi logistici.
Una filosofia collettiva: libertà e condivisione
Tutto ruota intorno a un’idea chiara: l’arte è pubblica, immediata, accessibile. Rassu definisce No Ball Games come una piattaforma dove “chiunque può dire la propria”: nessun filtro, nessuna gerarchia, nessuna suddivisione tra artista e spettatore.
Il collettivo organizza anche open mic, dj-set, micro-residenze e laboratori: spazi e momenti dove sperimentare e interagire, dove la comunità è motore dell’arte, non solo pubblico passivo.

Perché No Ball Games conta a Milano
In una città che spesso premia la spettacolarità e i circuiti istituzionali, No Ball Games rappresenta una boccata d’aria. Offre visibilità immediata a chi non ce l’ha, rompe le barriere di accesso e restituisce dignità alla creazione autentica.
Rassu e il suo collettivo ci ricordano che l’arte non deve passare dal filtro dei critici o delle gallerie: può essere esposta su un muro di quartiere, appesa con un chiodo, vista per un attimo, fotografata e condivisa.

Fonti Collater.al – “No Ball Games, il progetto di Enrico Rassu”, Casawi.eu – “No Ball Games: grassroots art in Milan” 3. Athletamag.com – Intervista a Rassu
